L'Arte Neoclassica - Itinerario n ° 3: Isernia, Venafro

Ad Isernia le presenze di edifici monumentali di gusto neoclassico si concentrano nell’area del centro storico, gravemente danneggiata dal terremoto del 26 luglio 1805. La visita può partire dalla Cattedrale dedicata a S. Pietro Apostolo che presenta sulla piazza Andrea d’Isernia il suo prospetto ispirato ad un tempio classico, con il porticato con colonne di ordine ionico chiuse da un timpano triangolare. La scelta progettuale costituisce certamente un rimando di memoria al Tempio Italico che sorgeva nel III sec. in questo stesso luogo, e la somiglianza tra questa soluzione e quella adottata dal Musenga per la Cattedrale di Campobasso. Infatti, è stato ipotizzato un intervento da questo architetto nella realizzazione della facciata isernina, pur contro una tradizione locale che attribuisce l’opera ad un esponente della famiglia Dentice D’Accadia (forse quell’Orazio Dentice ben noto a Napoli per numerose realizzazioni in stile neoclassico). Nelle immediate vicinanze nell’area un tempo occupata dalla chiesa di S. Paolo, sorge il Seminario vescovile, attuale sede isernina dell’Università del Molise, elaborato dall’arch. N. Sebbelli nel 1827 ed evidentemente ispirato a coevi edifici pubblici napoletani (ad esempio il Palazzo S. Giacomo di Stefano Gasse): la facciata presenta un primo ordine a bugnato piano nel quale si staglia la teoria di aperture ad arco, in contrapposizione luministica all’ordine superiore liscio anche se simmetricamente segnato dalle finestre con timpano. Appare in lieve aggetto il portale affiancato dalle doppie colonne che introduce al cortile porticato. Simile a quello del Seminario nell’impostazione del fronte sulla piazza Trento e Trieste è il Palazzo D’Avalos-Laurelli, ricostruito in stile neoclassico sul sito dell’antico palazzo baronale e caratterizzato dall’impianto a ferro di cavallo, con il lieve aggetto del corpo centrale nel quale è inserito il portale. Tipico della tecnica di impaginazione del tempo è l’effetto chiaroscurale del bugnato più marcato nell’ordine inferiore, meno accentuato nel procedere verso l’alto. Di buona architettura neoclassica è anche il Palazzo De Lellis-Petrecca posto sul corso Marcelli, che un’antica tradizione vuole progettato da Carlo Vanvitelli al tempo dei suoi interventi nella reggia di Caserta. La facciata si sviluppa su tre piani con un paramento a finto bugnato in stucco, ritmato all’altezza del secondo ordine da un alternarsi di paraste binate con capitelli corinzi. Interessante anche al suo interno l’elegante scalone di intonazione classicista. Lo stesso gusto domina diversi altri edifici d’abitazione d’Isernia, ricostruiti a seguito del terremoto: tra questi va citato almeno il Palazzo Milanese per il suo cortile loggiato a tre ordini di colonne doriche e corinzie e per la particolare soluzione di sovrapposizione dei tre piani, con le arcate a tutto sesto in basso, gli archi per il loggiato intermedio e la trabeazione piana più in alto. Dispiace invece lamentare la distruzione avvenuta negli anni ’60 di un importante monumento ottocentesco del più puro stile neoclassico sia nell’impianto che nell’arredo decorativo: la cappella di S. Francesco di Paola di patronato della famiglia Jadopi, progetto di altissima qualità a pianta circolare. Anche Venafro conta una serie di opere architettoniche di età neoclassica. Tra queste certamente la più importante doveva essere la Residenza Reale fatta costruire dai Borbone alla fine del XVIII sec., come dimora in occasione delle famose battute di caccia nella tenuta di Torcino. Andato quasi completamente distrutto durante l’ultima guerra mondiale, del sito reale sopravvive oggi solo la torre caratterizzata dalle finestre timpanate e dai cantonali bugnati. Nelle vicinanze si trova la chiesa del SS. Corpo di Cristo, di pertinenza della Confraternita del SS. Sacramento. Essa rappresenta certamente una delle più compiute testimonianze molisane della tendenza neoclassica più precoce ed innovativa, vista la sua cronologia ancora in epoca settecentesca. Completata nel 1790, propone, non tanto nella semplice facciata piana lievemente mossa dalle paraste e completata dal tradizionale frontone triangolare, quanto nel suo interno, un complesso armonicamente compiuto della tendenza classicista: un impianto ad aula unica caratterizzato dalla forte visibilità delle membrature architettoniche e da un ornato di grande sobrietà che trova il suo armonioso completamento nella zona absidale definita sulla volta da un cassettonato in stucco. Nel campo dell’edilizia civile appare decisamente rilevante il Palazzo della famiglia Armieri. Progettato dal napoletano Carmine di Crosta e completato nel 1874 presenta in facciata una fascia basamentale a bugnato geometrico, su cui si imposta ai piani superiori una griglia rigorosa di lesene binate che scandisce la sequenza delle finestre. All’interno di buona fattura architettonica, lo scalone con i dipinti a tempera del maestro napoletano Mario Borgoni. Sono diverse a Venafro le dimore signorili di epoca neoclassica tra queste il Palazzo della famiglia Del Prete, non tanto per il suo aspetto esteriore, quanto per i suoi interni suggestivi: lo scalone, la sala da pranzo al primo piano decorata con i dipinti in stile pompeiano, il salone da ballo detto Salone Rosso, dal colore dei tessuti damascati sulle pareti.

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Isernia, Cattedrale